Gli architetti e il brand Carrara Un discorso intorno al marmo

wed 1 JULY 2015
Tavola rotonda, durante Carrara Marble Weeks, fra igrandi protagonisti dell’architettura contemporanea. Italiani i migliori al mondo se valorizzano un saperfare che solo loro possiedono.

 “Ci chiedono di usare il marmo perché è un materiale che appartiene alla cultura dell’umanità” Tavola rotonda ,durante Carrara Marble Weeks, fra i grandi protagonisti dell’architettura contemporanea. Italiani i migliori al mondo se valorizzano un saper fare che solo loro possiedono. 
“Il mio sogno? Realizzare tre copie in marmo delle tre diverse versioni della Pietà scolpite da Michelangelo in vita e su quelle aprire una riflessione corale sul concetto di pietà ma anche sull’uso del marmo. Una riflessione moderna e senza pregiudizi per andare all’origine della scultura e della materia.” Stefano Boeri, uno degli architetti di punta nel panorama italiano, ha aperto così il suo intervento alla tavola rotonda organizzata da IMM/CarraraFiere assieme al Consiglio nazionale degli Architetti ospitata alla Camera di Commercio di Carrara. Un salone pieno di architetti e di addetti ai lavori (tanti gli imprenditori del marmo) che ha ascoltato e, spesso, applaudito a scena aperta i passi più significativi degli interventi e delle riflessioni degli architetti italiani e americani che hanno partecipato con passione portando testimonianze dirette e inedite. Non era un Italia vs USA ma  del parterre facevano parte grandi protagonisti non solo del dibattito teorico ma anche delle scelte strategiche che coinvolgono aziende e comportano grandi investimenti.  È il caso di Nicole Dosso, presente per S.O.M. (il mitico studio Skidmore, Owing & Merrill) che ha realizzato One World Trade Center grattacielo di 1.776 piedi di altezza ( anno della proclamazione di indipendenza degli States) e oggi l’edificio più alto degli Stati Uniti,  costruito nello spazio delle Torri gemelle. “In questo edificio straordinario per il suo valore anche simbolico e per l’area dove sorge, abbiamo usato il marmo nella sua funzione più alta, quella di riflettere la luce, realizzando rivestimenti al piano terreno dove non arriva la luce diretta e dando vita a spazi luminosi con il marmo di Carrara . È stata una bella sfida che abbiamo affrontato assieme ad aziende di Carrara, come SAVEMA, andando in cava, partecipando alla scelta dei marmi perché avevamo molto chiaro il loro utilizzo.  È stato un progetto complicato ma entusiasmante – ha detto Nicole Dosso – coronato dal successo grazie alla bravura dei nostri partner italiani che hanno dimostrato di essere assolutamente all’altezza del compito”. Stimolati da Simona Finessi , direttore di Platform, rivista di architettura e design , anche gli altri partecipanti hanno proposto le loro riflessioni come Joshua Coleman (Southerland Page Inc.) designer  che ha sottolineato una tendenza: “ i nostri committenti ci chiedono di usare il marmo per progetti di grande valore. È un materiale assolutamente unico che deve essere usato anche in funzione del suo impiego e dunque chi lo usa lo deve conoscere molto bene”. Per la “scuola italiana” rappresentata nel corso della serata da Alessandro Cambi e Paolo Mezzalama dello studio SCAPE    “si apre una fase nuova per l’uso del marmo. Noi abbiamo una visione rinascimentale, michelangiolesca, di altissimo artigianato mentre dobbiamo riflettere seriamente sulla nuova frontiere – ha detto Mezzalama – che è quella della tecnologia, della serialità, della capacità di essere creativi usando la minor quantità possibile di materiale con il miglior risultato grazie alle macchine che ci consentono di affrontare le nuove frontiere dell’uso della pietra in architettura”. Un assist per il presidente degli architetti Leopoldo Freyrie che ricordando le sue esperienze professionali ( ha firmato molte delle boutique più esclusive dell’Italian fashion nel mondo “dove abbiamo trionfato grazie alla qualità degli artigiani italiani e alle loro capacità perché il marmo non è solo il materiale che caratterizza il brand Carrara ma anche perché la pietra è la cifra espressiva della cultura mediterranea. Oggi, dopo decenni di consumo di ogni tipo di materiale – ha detto Freyrie – dobbiamo riflettere su come progettare  meglio pensando alla sostituzione dell’esistente, al riuso intelligente e creativo dei materiali. Non deve essere una sfida fra uomo e natura ma una ricerca di equilibrio e di intelligenza progettuale su questa filosofia si basa il nostro progetto RI.U.SO, (riutilizzo sostenibile) che deve diventare uno degli elementi dell’architettura contemporanea.